Home
Big Pike Guide Service oneService
Coregone—Lavarello—Powan
Micro tocche dal blu profondo
di Giudici Marco
Incuriosito dalle numerose segnalazioni di catture importanti sono andato a trovare
il mio amico Paolo noto pescatore di lavarelli del lago di Como.
Raggiungo il luogo dell’incontro che è ancora buio, la strada verso la meta è volata
in pochi istanti forse per via dell’eccitazione che provo nel tentare la sorte con un
nuovo avversario, a detta di molti schivo e sospettoso.
Il tempo di un caffè al bar e poi via, veloci come il vento verso la darsena, ombrosa
dimora della nostra barca.
Siamo coperti fino al volto con un vestiario d’avanguardia ma il venticello gelido
sembra non saperlo e riesce ad insinuarsi furtivo tra le cuciture della giacca,
movimenti repentini caricano la barchetta di legno.
Alloggiamo con cura scatole, borsoni ed eco scandaglio, lo spazio che rimane pare
appena sufficiente per una persona ma poco importa siamo venuti per i lavarelli e
per questo prestigioso salmonide vale la pena di fare qualche sacrificio.
Muoviamo alla volta di Como tra i flutti increspati,
idrovolanti e qualche battello che ci mette del suo per farci
capovolgere con il guscio di noce.
Dopo una decina di minuti e qualche peripezia più’ tardi
siamo arrivati in zona “buona” e possiamo incominciare a
scandagliare il fondale, nella ricerca di una grey line marcata
(linea grigia che caratterizza un fondale fangoso).
Quarantacinque metri di corda sono calati e non ci resta che
montare le canne.
Per questa sessione abbiamo optato per canne con una
lunghezza di 2,1m con grammatura 5-12g, attrezzi particolari,
studiati per questo tipo di pesce.
Io monto una Balzer felchen dall’azione parabolica, mentre Paolo si affida ad una
canna artigianale studiata in base alle sue esigenze.
La canna rappresenta l’attrezzo al quale dovremo porre più’ attenzione, la mangiata
del lavarello è molto delicata e veloce quindi canne troppo rigide non ci
segnalerebbero la tocca per tempo, per contro la nostra risposta dovrà essere
immediata e fulminea quindi necessitiamo di canne sensibilissime, rapidissime e
che assecondino le numerose testate dei lavarelli di taglia.
Per ottenere questo mix di caratteristiche le canne dovranno esser costruite con
carbonio im-8, materiale che ci donerà la rapidità di risposta necessaria.
Sondiamo il grande baratro con piombi a pera di 8g nonostante la forte corrente ci
suggerirebbe l’impiego di un 10g, sensibilità a tutti costi!
Attacchiamo il primo pesciotto dopo soli
quindici minuti di pesca, chiedo al mio
compagno a quanti giri di mulinello si trova
per poter pescare alla giusta profondità,
siamo ad una quindicina quindi i lavarelli si
muovono su una linea a 33-34mt.
Al primo tremore del vettino ferro deciso e
la frizione precedentemente tarata fischia
improvvisa.
In fase di ferrata é bene lasciare la frizione del mulinello leggermente aperta onde
evitare di rompere il fragile apparato boccale del lavarello o nel caso di un grosso
incontro, rompere direttamente la piantana montata con un esile 0.12 .
Il recupero della mia preda è emozionante, chiaramente in rapporto all’attrezzatura
“leggera”, vigorose testate tradiscono la presenza del salmonide a fine lenza.
Con la frizione aperta trenta metri
di lenza sembrano non
riavvolgersi mai ma la pazienza
dimostrata porta a tiro di guadino
il mio primo lavarello che pare
disorientato almeno quanto me.
Rimango in contemplazione di
questo stupendo pesce,che mostra
una silhouette davvero elegante ed
al tatto si dimostra leggermente
ruvido, il metro mi dice che è
fuori misura e torna nel lago
guizzando verso la fila dei suoi compagni ormai lontana.
Le moschette che stiamo
impiegando sono montate
con dei chironomi costruiti
su ami del 14 Dahiatsu 0191
gold ma si possono impiegare
anche ami del 12 per costruzioni
più’ corpose ed invitanti.
A farla da padrone sono un paio
di imitazioni, una color nero con la testa marrone, e l’altra nero con testa rossa,
entrambe rifinite con colla epossidica bi componente che dona grande lucentezza
d’insieme.
Tutti i 10 braccioli sporgono dalla piantana per una lunghezza di 2cm,all’estremità
un occhiellino favorisce i movimenti del chironomo in fase di risalita.
Passano le ore e l’appetito dei lavarelli sembra scemato con l’arrivo della luce del
giorno e delle numerose barche dei locali che sicuramente hanno contribuito a
renderli più’ sospettosi.
A questo punto optiamo per una ricerca più’ dinamica, trasciniamo l’ancora sul
fondale melmoso con il fine di “alzare” nuvole di limo che potrebbero fungere da
richiamo per le nostre prede,in quanto smuovendo il fondale portiamo alla luce il
loro pasto preferito,i chironomi.
Entriamo nuovamente in pesca su di un fondale di 35mt, raggiunta la profondità
desiderata eseguiamo una serie di manovre chiamate “invito”, queste operazioni
consisto in una serie di trazioni rapidissime verso l’alto prima di iniziare la fase di
risalita vera e propria.
Il nuovo metodo risulta molto redditizio e sembra quasi di praticare una sorta di
spinning al lavarello, le tocche si fanno d’incanto più’ corpose ed anche la taglia dei
lavarelli sale vertiginosamente toccando punte con esemplari di 45-46cm che
mettono a duro prova la nostra pazienza(la voglia di salpare frettolosamente questi
esemplari porta spesso a spiacevoli perdite di quest’ ultimi) e il nostro
equipaggiamento.
Alla mattanza si unisce qualche pigo di generose dimensioni (fino ad un paio di kg!)
che ci procura una smorfia di seccatura ad ogni sua apparizione.
Su consiglio di Paolo ho montato un filo
trecciato di diametro sottile, 0.4 per
precisione, che a suo dire mi avrebbe
giovato in termini di sensibilità e
quantità di abboccate rispetto al suo fire
line del 0.17, ma per dovere di cronaca
devo dire che cosi non è, a fare
effettivamente la differenza è la
maggiore esperienza del mio socio di
pesca e la sua canna, estremamente più’
rapida e leggera della mia e che ben si presta ad essere impugnata come una canna a
spalla a vantaggio anche della sensibilità.
E’ quasi il tramonto e non ci resta che
smettere
di pescare e fare ritorno verso
casa,anche se per
alcuni istanti teniamo lo sguardo
rivolto
verso il lago,cercando di sbirciare nel
blu profondo
ed immaginando di vedere un paffuto
lavarello
che si accinge ad un’ impercettibile
micro tocca.
Le luci riflesse sulla superficie del lago di Como fanno da stupenda cornice al
nostro rincasare,rendendo ancor piu’ piacevole il mio fresco ricordo,la mia speranza
e il mio augurio di ritornare in primavera,magari più’ preparato e
determinato,sicuramente arricchito dalla nuova esperienza e dalla aver incontrato
questo splendido predone di profondità.
Marco Giudici.